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Descrizione

Il Santuario della Madonna di Costantinopoli risale al XVII secolo ed è ubicato sulla riva destra del fiume Lao, nei pressi di Papasidero, in uno scenario naturale di particolare suggestione e bellezza. Ha pianta a T con tre navate e tre campate scandite da archi a tutto sesto poggianti su pilastri quadrati. Tre finestroni tribolati per parte si susseguono sui due lati più lunghi; a destra dell’edificio svetta un tozzo campanile a base quadrata e cuspide a piramide, dietro il quale resistono schegge di un antico affresco di modeste dimensioni. La chiesa si raggiunge attraversando un ponte fatto costruire da Nicola Dario nel 1904 sopra la campata ancora visibile di quello medievale anticamente denominato della Rognosa. L’antico nome del ponte porta ad ipotizzare la preesistenza nell’area dove ora sorge il Santuario, di una spoglia chiesetta tardomedioevale di cui è riprodotto l’impianto nell’affresco della Vergine omonima custodito nella cappella di S. Sofia, dove compare un edificio a navata unica e campaniletto a vela, che, durante l’epidemia del 1656 che dimezzò gli abitanti del paese, venne utilizzata come lazzaretto, grazie alla sua ubicazione fuori dal perimetro urbano.

Le figure affrescate rimandano a uno standardizzato filone iconografico della pittura controriformista meridionale che associava alla Madonna di Costantinopoli, il cui culto si propagò enormemente dopo la peste del 1656, l’Arcangelo Michele quale espressione “della teologia del controllo del cielo su Satana” e il Vescovo “ simbolo del potere e della gloria del sacerdozio gerarchico”.
Nondimeno, l’iconografia si rivela ricca di evocazioni della religiosità bizantina, il cui lascito trapassò nella cultura controriformistica.
La Madonna in trono col Bambino, infatti, già della grafia emula stilemi bizantini di antiche raffigurazioni mariane, in particolare quelle delle Madonne “nere” o “brune”, spesso note come Madonne di Costantinopoli e il cui culto decollò un po’ ovunque nel Regno di Napoli proprio a seguito della peste del 1656. A Papasidero, dietro sollecitazione della gerarchia ecclesiastica, la scelta e la primazia di questa Madonna furono legittimate attraverso una pubblica assemblea, trovandovi peraltro facile innesto grazie ad un terreno fertilizzato nei secoli altomedioevali dagli umori religiosi e culturali del monachesimo brasiliano.
La Vergine di Costantinopoli, che proponeva in definitiva l’Odigitria ( colei che guida), viene recuperata nel frangente epidemico anche come “portatrice di vittoria” , a riconoscimento della sua capacità di fronteggiare gli “assedi”. Una metafora dei flagelli pestilenziali e delle minacce anticristiane esorcizzati, peraltro, dalla figura di San Michele: un personaggio caro alla liturgia bizantina, ma impetrato pure come terapeuta dei mali pestiferi. E’ interessante constatare come il compito affidato alla Madonna di “vincere” la peste sia stato del tutto analogo a quello che le era stato riconosciuto con la vittoria dell’Occidente cattolico sui Turchi nella battaglia di Lepanto del 1571.

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  • 3 Aprile 2024 11:12 ora locale

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